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Salvare la sentinella ape

Il futuro del pianeta è a rischio se scompare l’insetto impollinatore più importante. Alcune iniziative nel nostro paese stanno cercando di sensibilizzare sul problema della moria di api.

 

Ape posato su fiore rosso.

CIBO IN PERICOLO

Diversi i fatti che portano alla ribalta un reale problema. L’allarme lanciato da Coldiretti sull’invasione di miele straniero, secondo il quale due barattoli su tre provengono dall’estero. Le notizie sui furti di apiari divenuti sempre più frequenti. Per sensibilizzare e far conoscere il problema il Treno Verde di Legambiente ha ospitato gli apicoltori di Conapi per dare seguito al progetto “Bee Active! Attivi per le Api”. Se le api continuassero a morire sarebbe a rischio il nostro futuro. Infatti sono responsabili dell’impollinazione di almeno settanta delle cento principali colture agricole, da cui si ricava il novanta per cento di cibo nel mondo. Senza di loro non avremmo più la maggior parte di frutta, ortaggi, foraggi per animali, piante officinali e colture come il cotone o la soia. Senza di loro dovremmo dire addio anche a miele, propoli, pappa reale, polline.

Pesticidi e killer

Responsabili della moria di api, che in Europa è stimata del venti per cento, con punte del cinquanta per cento in alcune zone, sono i pesticidi dovuti a un’agricoltura intensiva. A peggiorare la situazione in Italia è la comparsa di un parassita, l’Aethina tumida, e di un predatore, la Vespa velutina. Poiché l’impollinazione costituisce il valore delle api e le api sono i più grandi impollinatori, capaci di svolgere il loro “lavoro” con fedeltà su aree molto estese, nonché sentinelle dell’ambiente, si capisce perché la loro sparizione rappresenti una minaccia.

VOGLIA DI MIELE

 

«Negli ultimi quindici anni – afferma Diego Pagani, presidente di Conapi, consorzio nazionale degli apicoltori – è diminuita la capacità produttiva delle api a livello mondiale, ma sono cresciuti l’interesse e la richiesta del prodotto». In base ai dati di Conapi, il consumo pro capite in Italia è di 400-600 grammi l’anno e su 24 milioni di italiani che hanno un vasetto di miele in casa, sei milioni lo utilizzano con regolarità.Per promuovere un consumo più consapevole e rispettoso dell’ambiente il consorzio ha lanciato sul mercato, con il marchio Mielizia, tre nuovi mieli monoflora con il nome “Noi apicoltori” (Acacia, Eucalipto, Sulla) da cento grammi in una confezione di carta e Pla completamente compostabile. Una proposta che permette di provare mieli diversi e di evitare sprechi, poiché il formato è più piccolo e il materiale utilizzato è riciclabile.

 

Melizia-contenitore di miele italaino di acacia.

 

Anagrafe ad hoc

In Italia ci sono poco più di 1 milione e 157mila alveari censiti (ma con i non censiti si supera 1,5 milioni di arnie) condotti da circa 12mila produttori apistici e ben 40mila contadini apicoltori per proprio consumo. All’inizio dell’anno il Ministero della Salute ha istituito l’anagrafe delle api grazie alla quale apicoltori, aziende e operatori delle Asl possono registrare l’attività, comunicare una nuova apertura, specificare la consistenza degli apiari e il numero di arnie o le movimentazioni per compravendite. L’iniziativa va nella direzione di tutelare il lavoro degli apicoltori e la salute dei consumatori. La nuova anagrafe consente di garantire la tracciabilità degli apiari e del miele, la legittimità dei contributi finanziari pubblici agli apicoltori e il controllo sulle malattie delle api e la gestione delle emergenze; inoltre serve a rafforzare i controlli anticontraffazione.

 Anche bio

Oltre alla cura della produzione, Conapi si preoccupa della pluralità di mieli che le api creano dal nettare dei fiori e della melata. Sono più di cinquanta i mieli monoflora, ovvero basati su una determinata fioritura. A essi si aggiungono gli altri prodotti frutto dell’attività delle api; la pappa reale, una miniera di sostanze utili per accrescere l’attività metabolica a livello cellulare; il polline, una fonte straordinaria di proteine; la propoli, una sostanza dalle proprietà medicamentose e rinforzanti.Tutti prodotti che possono essere anche biologici se l’apicoltore sceglie di lavorare con metodi naturali.

Fiore con ape

Dall’etichetta all’Expo

Importante verificare l’etichettatura e sostenere iniziative di comunicazione. Conapi con il progetto “Bee Active!” ha lanciato una campagna per promuovere comportamenti responsabili. Greenpeace con il sito web “Salviamo le api” e il documentario “Un mondo in pe ricolo” ha promosso una petizione contro l’uso di pesticidi dannosi per api e insetti impollinatori. A Expo il Palazzo Italia ospita un “Padiglione delle Api”, dove apicoltori raccontano la propria attività e noti chef spiegano le potenzialità dei prodotti dell’alveare. Anche la Slovenia ha dedicato una zona del padiglione alle api, in particolare l’autoctona cariolana, la seconda specie più diffusa al mondo. Il Regno Unito ha scelto per il proprio padiglione il progetto “Hive” di Wolfgang Buttress Studio ispirato all’alveare, luogo dove pulsa la vita.


Baratolo di miele.

Falso fatto in Italia

Nel 2014 la produzione di miele nel nostro Paese, secondo Coldiretti, è risultata in forte contrazione. È stata calcolata tra gli 11 e i 13 milioni di chilogrammi, con una riduzione attorno al cinquanta per cento a causa del cattivo andamento climatico durante alcune fioriture importanti, come acacia, agrumi e castagno, al quale si è sommato l’effetto dei parassiti killer. Il risultato è stato di portare in tavola mieli spacciati per made in Italy, ma provenienti dell’estero, spesso di bassa qualità. Le importazioni di miele, infatti, sono aumentate del quindici per cento, raggiungendo la quantità di 21,2 milioni di chili. I principali Paesi di provenienza sono l’Ungheria, la Cina, la Romania e la Spagna.

 

 


ALVEARI A MILANO

L’apicoltura urbana sta diventando di tendenza. Da Parigi a Berlino, da Londra a New York, fioriscono le arnie in città e i corsi per imparare ad allevare api. Così Milano, in occasione della Design Week ad aprile, è stata il set del progetto “Alveari urbani”, ideato da Green Island. Nell’atrio della Stazione Garibaldi è stata allestita un’installazione verde dove i progetti di alveari urbani, pensati da artisti e designer internazionali, sono stati esposti dentro vasi di piante fitodepuratrici. Altre installazioni con alveari, realizzati da artigiani locali, sono state dislocate in cortili e spazi verdi della città creando una mappa di “sciami urbani”, alcuni dei quali visibili fino a giugno e affiancati da workshop sull’apicoltura e sulla biodiversità.

 

 

Alveari


a cura di Federica Serva – foto di Conapi e Sxc.hu

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