La più antica scarpa in cuoio al mondo, appartenuta forse a una fanciulla oltre 5500 anni fa, è il prezioso reperto del Museo Storico di Yerevan, in Armenia. E come la favola, anche questo Paese si sta riscattando da un passato difficile
di Anna Fraschini
ARMENIA
CAPITALE: Yerevan CLIMA: estate calda e secca, inverno freddo e nevoso DOCUMENTI: passaporto con visto di ingresso, che si può ottenere anche all’aeroporto SUPERFICIE: 29.800 kmq LINGUA: armeno (ufficiale), curdo, russo. Inglese parlato nelle strutture di ricezione turistica FUSO ORARIO: +3 ore PREFISSO TELEFONICO: +374 VALUTA: dram (1 euro = 465 dram) AMBASCIATA IN ITALIA: via XX Settembre 98/E, 00187 Roma - tel. 06 3296638 - www.ambasciataarmena.it - info@ambasciataarmena.it AMBASCIATA ITALIANA IN ARMENIA: viale Italia 5, Yerevan - segreteria.jerevan@esteri.it
A perdita d'occhio
Terra di antichissime origini, culla del cristianesimo, l’Armenia affascina al primo sguardo con i suoi paesaggi sconfinati. È sufficiente una manciata di chilometri per passare dai boschi agli altopiani, attraversando canyon mozzafiato e spettacolari vette che superano i 4000 metri. Ogni stagione ha i suoi colori. In primavera i prati sono costellati da una miriade di variopinti fiori di campo, per tingersi in estate di un suggestivo giallo paglierino. Upupe, rondini, falchi e cicogne si librano in cielo accompagnando silenziosamente il viaggio.
Vermigli fior
È il melograno l’emblema del Paese. Secondo la credenza popolare, ogni frutto contiene 365 chicchi, per donare un giorno di abbondanza e felicità tutto l’anno. Molto diffusa l’albicocca, a cui è legato il festival internazionale di cinema armeno “L’albicocca d’oro”.
Paradiso perduto
Non è un caso che la tradizione biblica collochi il giardino dell’Eden in questo territorio. Si tramanda che durante il diluvio universale l’arca di Noè si sia posata sulla vetta del maestoso monte Ararat (oggi in territorio turco) al momento del ritiro delle acque. Nelle giornate limpide c’è chi dice di scorgere ancora la sagoma dell’imbarcazione.
In fondo all'anima
Strumento musicale della tradizione armena, il duduk riecheggia con il suo dolce suono negli spazi infiniti degli altopiani. Noto anche con il nome di dziranapogh (flauto albicocca) è diffuso oggi in tutto il mondo e si ritrova il suo suono nella colonna sonora di alcuni film di Hollywood, come Il gladiatore.
Storia millenaria
Negli occhi espressivi ma un po’ tristi dei suoi abitanti si può scorgere l’eco di un difficile passato. Immerso tra i monti del Sud del Caucaso, il Paese ha pagato lo scotto degli incontri e degli scontri tra molte civiltà. Ai momenti di gloria ha alternato le invasioni di conquistatori potenti come i Medi, i Persiani, i Parti, i Romani, i Bizantini, gli Arabi, gli Ottomani. Ha perso spesso la sua indipendenza e i suoi territori, ma è riuscita a conservare la sua identità etnica e culturale.
Day and night
Nella sua capitale, Yerevan, non manca proprio nulla. La città offre un’intensa vita diurna e notturna, che intreccia musei, ristoranti di ogni tipo, alberghi, banche internazionali, fino al vivace mercato coperto che accoglie spezie, formaggi, frutta secca. Circondata dalle colline su tre lati, è strutturata come un grande sole. Le principali vie rappresentano i raggi che si dipartono dall’imponente Piazza della Repubblica.
Nero su bianco
Merita sicuramente una visita la Biblioteca dei manoscritti Matenadaran, con i suoi 17.000 volumi antichi sulle più diverse discipline, come medicina, storia, geografia, musica, teologia, scienze naturali. L’alfabeto armeno è un’invenzione molto tarda, fu ideato da San Mesrop Maštoç nel 405 d.C. per tradurre la Bibbia nella lingua del suo popolo. A lui è dedicata oggi la festa del Santo Traduttore, che si celebra il secondo sabato di ottobre.
Non si può dimenticare
Durante la I Guerra Mondiale, il movimento dei Giovani Turchi dà il via alla persecuzione armena che sfocia nello sterminio del 1915, con l’uccisione di oltre un milione di persone. Atrocità che sono testimoniate nel Museo del Genocidio della capitale.
Spirito armonico
Tutto il territorio è un continuo susseguirsi di affascinanti monasteri che si integrano perfettamente con la natura. Circondati dalle rocce, immersi nei boschi, dolcemente adagiati su un altopiano... la loro bellezza rapisce lo sguardo e non sono pochi quelli proclamati Patrimonio mondiale dell’umanità dall’Unesco.
Sacro esempio
A pochi chilometri da Yerevan, il complesso monastico di Echmiadzin è sede del Patriarca della Chiesa Armena. Si narra che qui, nel 300, sia avvenuta la conversione del re Tiridates III, divenuto pazzo dopo aver ordinato la lapidazione di una vergine cristiana. Un prigioniero cristiano di nome Gregorio (chiamato in seguito l’Illuminatore) salvò e convertì il sovrano, seguito poco dopo da tutto il Paese.
Un pò di sport
Il Monte Aragats, a 4095 m, è il più alto del territorio. Con le sue quattro cime, offre la possibilità di fare trekking. Ai suoi piedi è posta la fortezza Amberd.
emozioni scolpite nelle croci in pietra
Riflessi incantati
A quasi 2000 metri di altezza, il lago di Sevan è un’immensa oasi naturale. Le sue acque, che variano dall’azzurro chiaro al blu intenso, sono state prosciugate per produrre energia idroelettrica, portando così alla luce antichissimi resti di chiese, case, ponti. Un’isoletta, collegata alla sponda da una striscia di terra, è costellata di piccoli monasteri medievali.
Fede scolpita
Simbolo per antonomasia dell’arte armena cristiana, le antiche croci khatchkar sono letteralmente ricamate nella pietra. Se ne ritrovano un po’ ovunque nelle chiese e non solo, come espressione di profonda spiritualità. Ad esempio il cimitero di Noratus ne accoglie una quantità veramente sconfinata.
Antiche rotte
In Armenia gli itinerari intersecano spesso la Via della Seta, antico percorso che dalla Cina arrivava fino a Roma. Si possono visitare caravanserragli quasi intatti che ospitavano i viaggiatori. Quello sul passo di Selim, a 2400 metri, è realizzato con grossi blocchi di basalto e risale al 1332.
è il melograno l’emblema del Paese
Un vero idillio
Gli armeni dicono che il paradiso deve essere come Dilijan, una rigogliosa zona montagnosa che alterna boschi a sorgenti. Qui si possono visitare le rovine di due monasteri del XIII secolo, situati uno di fronte all’altro sui due fianchi di un burrone. La gola di Hagartsin e l’omonima chiesa sono particolarmente suggestive in autunno. In zona le innumerevoli fabbriche di mobili e tappeti sono il luogo ideale per fare qualche acquisto.
viaggio in armenia
A strapiombo sulla valle del fiume Azat, il tempio di Garni del primo secolo a.C. è l’unica testimonianza ellenica rimasta intatta. A circa 150 km, l’antico osservatorio astronomico Karahunge ricorda con i suoi megaliti preistorici la più nota Stonehenge inglese.
Paklavà
Ingredienti: • (per la pasta) pasta sfoglia tipo fillo;
• (per il ripieno) noci, pistacchi, mandorle, tutti tritati finemente;
• (per lo sciroppo) zucchero, acqua, succo di limone, acqua di rose, burro chiarificato
Preparazione: portare a ebollizione tutti gli ingredienti per lo sciroppo ve sobbollire per circa 10 minuti. In una teglia rettangolare adagiare 10 strati di sfoglia sottile, spennellando ciascuno con burro fuso. Cospargere di noci, pistacchi e mandorle tritati. Sovrapporre altri cinque fogli di pasta e farcire con il resto del ripieno, continuando fino a esaurimento della pasta. Spennellare l’ultimo strato con burro fuso. Con un coltello seghettato incidere il dolce tracciando una serie di tagli longitudinali e paralleli. Tracciare altrettanti tagli nel verso opposto in modo da formare una serie di rombi regolari. Infornare a 180°C. Dopo dieci minuti ridurre leggermente la temperatura e cuocere per venti minuti, finché la superficie risulti ben dorata. Versare subito uniformemente lo sciroppo freddo. Lasciar raffreddare e servire.