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Viaggiando nel gusto

A Christmas Carol

Gli spiriti del Natale passato, presente e futuro, che nel celebre racconto di Dickens visitano in sogno l’avarissimo Ebenezer Scrooge, a Edimburgo sono di casa. Città di abbacinanti contrasti, mai come in questo periodo merita una visita.
di Natalia D’Ambrosio

EDIMBURGO

NAZIONE: Scozia
PAESE: Regno Unito
LINGUA: inglese
VALUTA: sterlina inglese
CLIMA: di tipo oceanico-temperato con temperature miti
DA NON PERDERE: Il Castello di Edimburgo - Le Insegne di Scozia
Museum of Scotland - New Town - Grassmarket - St Giles Cathedral
Edimburgo Sotterranea - People's Story - Scottish National Portrait Gallery
Our Dynamic Earth - Royal Botanic Garden Edinburgh - Royal Museum
Holyrood House - The Royal Yacht of Britannia


Luci e ombre

La prima cosa da fare, quando si arriva a Edimburgo, è procurarsi un po’ di neve. Giusto una spolverata, quel tanto che basta ad accentuare il fascino della bianca luce invernale e a mitigare l’allure tenebrosa e vagamente inquietante
di una città che annovera tra le sue attrazioni un austero castello arroccato, un vulcano spento, oscuri palazzi medievali, echi di fantasmi e riverberi di roghi di streghe. In realtà, la capitale della Scozia - dichiarata Patrimonio dell’Umanità dall’Unesco - è una città frizzante e stravagante che a Natale si accende di bagliori, musica e colori, lasciandosi alle spalle il suo passato misterioso e tormentato.


Primi passi

Il mezzo più comodo per raggiungere il centro dall’aeroporto è l’airlink, l’autobus a due piani che in mezz’ora porta in città. I biglietti si comprano a bordo e, se si riesce, vale la pena di sistemarsi al piano superiore, accanto ai vetri, per un’immediata “full immersion” nell’atmosfera contraddittoria della capitale, tra centri commerciali vestiti a festa, composte file di villette a schiera e, in lontananza, la severa sagoma della rocca. Al capolinea su Waverley Bridge, il ponte che sovrasta l’omonima stazione, sarà facile trovare un taxi con cui farsi portare in albergo. Lasciate le valigie, però, la cosa migliore è muoversi a piedi e non solo perché anche qui il traffico sotto Natale è assolutamente folle. Edimburgo è una città che va respirata e assimilata lentamente, passo dopo passo, perdendosi tra i vicoli e le strettoie (closes) che si ingarbugliano tra gli antichi palazzi.

 

Il Natale è qui
a christmas carol Nella New Town, precisamente in Princes Street, la principale arteria commerciale della città, lunga più di un chilometro. Qui tra luminarie e suonatori di cornamusa rigorosamente in kilt, lo shopping natalizio si snoda frenetico tra i tradizionali negozi di tartan e le grandi firme della moda. Dopo una tappa (obbligatoria!) da Jenner’s, il grande magazzino indipendente più antico del mondo - fu fondato nel 1830 - dove all’ultimo piano si può fare in cetta di specialità gastronomiche scozzesi, basta attraversare la strada per tuffarsi nel Natale più colorato, fiabesco e immaginifico che si possa fantasticare.

 

Come un luna park

Tanto per cominciare, a Edimburgo il Natale dura cinque settimane, dall’ultimo giovedì di novembre fino alla prima settimana di gennaio. In questo periodo Princes Street Garden, i verdissimi giardini ai piedi del castello costruiti sull’antica palude Nor’Loch e famosi per il Floral Clock (l’orologio floreale ricostruito ogni anno a primavera con migliaia di piccoli fiori), si trasformano in un gigantesco e convulso luna park. Cuore delle tante attrazioni, la più grande pista di pattinaggio del Regno Unito (Winter Wonderland) e l’imponente ruota panoramica che si staglia accanto alla guglia gotica dello Scott Monument, dedicato allo scrittore Walter Scott. Nonostante il freddo e le code interminabili, vale la pena di farci un giro, sarebbe meglio al crepuscolo; dall’alto, il panorama della città è impagabile.


Girovagando

Ai piedi della ruota, un variegato mix di giostre - compreso il classico carosello dei cavalli che qui viaggia a una velocità piuttosto… impressionante - e bancarelle di ogni tipo. La fila consigliata, non fosse altro che per scaldarsi, è quella per aggiudicarsi un “pot” (la caraffina in ceramica) di mould wine, vino caldo speziato bianco o rosso, volendo con aggiunta di whisky. Da non perdere anche il mercatino natalizio di stampo tedesco accanto alla Royal Scottish Academy. Oltre alle specialità gastronomiche bavaresi, si trovano alcune chicche locali, come una fornitissima bancarella di cristalli, un rivenditore di gioielli celtici ed esoterici, un artigiano che offre rune incise nella pietra.

 

dopo Londra è la città più visitata della Gran Bretagna

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Atmosfera irreale

Prima di lasciare l’area del Winter Wonderland per inoltrarsi nella New Town, uno sguardo verso il castello; gli alberi scheletriti sparpagliati sull’altura si illuminano di centinaia di piccoli led dalla luce argentea che accordano alla costruzione un aspetto irreale e un po’ malinconico. È l’anima di Edimburgo che riprende il sopravvento e con quest’immagine negli occhi si può procedere verso la chiesa di St. Cuthbert, all’altro estremo dei giardini. Più che la chiesa, vale la pena di visitare il cimitero, con lapidi antiche immerse nel verde e tombe che risalgono al Seicento; ha fama di essere
stato, insieme al cimitero di Canongate nella città vecchia, tra i preferiti dei disseppellitori di cadaveri.

 

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Da St. Cuthbert, proseguendo oltre Princes Street si entra nel cuore della New Town. La città nuova, fu costruita verso la fine del Sette cento e costituisce un esempio notevole della concezione architettonica georgiana. Lo schema urbanistico è simmetrico, una serie di vie perpendicolari tra loro con un’ampia strada principale al centro (George Street, dal nome di re Giorgio III), chiusa alle estremità da due vaste piazze. Oltre a George Street, con il suo susseguirsi di imponenti palazzi dalle rispettabili facciate d’epoca, merita una passeggiata la parallela Rose Street, zona pedonale, ideale per concedersi una ‘real ales’, la tipica birra cruda, in uno dei numerosi, tradizionali pub.

 

The Castle
a christmas carol Corre voce sia uno dei castelli più infestati dai fantasmi di tutta Europa. Di sicuro il suo aspetto non è rassicurante, in più è costruito su un’antica rocca di origine vulcanica. Vi si accede attraverso l’Esplanade, l’ampia spianata che a Capodanno è il punto di lancio dei fuochi d’artificio e che su un lato ospita una piccola fontana in ferro nota come Witches’Well (pozzo delle streghe), dove venivano bruciate le donne accusate di stregoneria. Come se non bastasse, nel castello è stata ambientata una delle avventure di Harry Potter.

Ma è da vedere per

Il castello è stato costruito a più riprese, come si nota dai diversi stili degli edifici al suo interno. La costruzione più antica, la St. Margaret Chapel in stile normanno con l’arcata del coro e l’abside a tutto sesto, risale all’XI secolo, si trova nel punto più alto della rocca ed è visitabile; di fronte a essa si staglia il Mons Meg, un pezzo di artiglieria del XV secolo capace di scagliare una palla di ferro a oltre 1300 metri di distanza. Da non perdere il tesoro della corona di Scozia, nel King’s Lodging (il palazzo che ospita gli appartamenti reali), con la spada, lo scettro e la corona ornata con un centinaio di perle, dieci diamanti e trenta altre pietre preziose. Nella stessa stanza si trova anche la Pietra del destino, dove venivano incoronati i sovrani scozzesi.

 

Il miglio reale

Il Royal Mile è in realtà un insieme di quattro vie (Castlehill, Lawnmarket, High Street e Canongate), lunghe circa un miglio, che tagliano la Old Town in direzione del palazzo di Holyrood House. Negozi di antichità si alternano a edifici
di interesse storico, tra cui la chiesa di St. Giles, nota anche come cattedrale. Costruita in stile gotico sulle rovine di una chiesa normanna, merita una visita per le splendide vetrate di fine Ottocento e il magnifico soffitto in legno intagliato della cappella Thristle.
Presso la porta ovest, sul marciapiede, un mosaico a forma di cuore segna il luogo dove sorgeva la vecchia prigione di Tolbooth.


Haly Ruid

Ovvero santa croce, è il nome scozzese di Holyrood House, dal XVI secolo residenza ufficiale dei sovrani di Scozia e oggi domicilio ufficiale della regina Elisabetta II quando si trova a Edimburgo. Le stanze di maggior interesse
sono nella parte più antica, la cosiddetta torre di Giacomo IV, dove si trovano gli appartamenti di Maria Stuarda. Qui fu consumato l’assassinio del suo segretario e presunto amante David Rizzio e si dice che le macchie di sangue sul pavimento rifiutarono di sparire nonostante tutti gli sforzi fatti per cancellarle. Accanto al palazzo si trovano le rovine di Holyrood Abbey, monumento protetto.


La montagna magica

A sud del palazzo reale, uno dei luoghi più interessanti di Edimburgo è Holyrood Park, il parco reale. Duecentosessanta ettari di montagne, brughiere, falesie, paludi, laghetti di origine vulcanica (St Margaret Loch, Dunsapie Loch), scogliere di basalto, rovine e le tipiche valli scozzesi lunghe e strette (glens). Su tutto domina il profilo da leone accucciato (o almeno così sostengono a Edimburgo) dell’Arthur’s Seat, la montagna magica dei Celti, formata da un vulcano spento del Carbonifero (350 milioni di anni circa). Il suo nome non parrebbe avere a che fare con le tante leggende di re Artù, ma sarebbe una storpiatura di ‘Ard-na-said’ che in gaelico significa collina delle frecce.

 

Il dolce da copiare
a christmas carol Nonostante sia originario degli Usa, il fudge è diffusissimo in tutto il Regno Unito ma in particolare in Scozia. Si tratta di dadi preparati con caramello, zucchero, latte, burro e crema, di cui esistono moltissime varianti: al cioccolato, al caffè, alla menta, al rum, al cocco, al pistacchio. La consistenza del fudge è molto particolare e ricorda il fondant, infatti si scioglie letteralmente in bocca, ma il gusto è molto meno zuccheroso. Belli da vedere, colorati e invitanti si trovano confezionati in sacchetti trasparenti da cinque o dieci pezzi, decorati con nastri colorati e possono rappresentare un’originale idea regalo per Natale. Per promuoverli, si possono offrire insieme a un ottimo espresso, al posto del classico cioccolatino.

articolo tratto dal n. 47 novembre-dicembre 2011

 
 
 
 
 
 
     
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